Ha detto recentemente il presidente del Senato, Ignazio La Russa. “Ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo”. Magra consolazione quella di non morire. E non è nemmeno vero che il clima del futuro sarà “caraibico”. La Russa probabilmente si vede spaparanzato su una sdraio in una spiaggia con uno spritz in mano. Ma la temperatura, ai Caraibi, raramente sale oltre i 30° – 31°C, è molto umido, ma sopportabile e di solito piacevole – altrimenti la gente non ci andrebbe in vacanza. E’ un clima che non ha nulla a che vedere con le vampate di calore che ci arrivano addosso oggi in Italia (a parte che ai Caraibi ogni tanto ti arriva addosso un mega-uragano, ma è un’altra storia).

Se dobbiamo abituarci a un nuovo clima, sarà piuttosto qualcosa di simile a quello dei paesi medioorientali, e non sarà per niente piacevole. Mi diceva una mia amica che abita a Dubai, che da loro hanno tre stagioni. Primavera, Estate e Inferno, l’ultima delle quali con temperature che a volte toccano i 50°C.

Non sono mai stato a Dubai, ma mi è capitato di bazzicare paesi Medio Orientali abbastanza da farmi un’idea di com’è il clima da loro. In quelle regioni, la stagione infernale la passi chiuso in casa con l’aria condizionata a piena potenza (e se c’è un blackout, sono grossi guai). Quando esci lo fai in un suv con aria condizionata che lasci in un parcheggio con aria condizionata, per entrare in un altro edificio con aria condizionata. Il mondo all’aperto, in quelle zone in estate, non è fatto per esseri umani.