Dalle intercettazioni della Procura sull’inchiesta sul Ponte sullo Stretto emerge un quadro ancora più inquietante. Uno degli indagati, l’avvocato Saccomanno, riferisce una conversazione che avrebbe avuto con il ministro Salvini: “Mi ha scritto ‘Se i magistrati vogliono la guerra, la guerra sia’”.
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Nuovi inquietanti elementi emergono dall'inchiesta aperta per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio nell'ambito della progettazione del Ponte sullo Stretto, inchiesta che ruota attorno ai tentativi di influenzare e orientare la decisione della Corte dei Conti sulla delibera Cipess e sull'approvazione del progetto definitivo.
Dagli atti depositati dai carabinieri del ROS emerge la telefonata tra l'Ad della Società Stretto di Messina Ciucci (che non è indagato) e Giacomo Francesco Saccomanno, ex componente del Cda della società Stretto di Messina Spa ed ex consulente di Salvini al ministero. Ma c'è anche una frase attribuita a Salvini sui magistrati e il possibile coinvolgimento di altri giudici contabili. La telefonata tra Saccomanno e Ciucci: "Abbiamo vinto al Totocalcio?" Le intercettazioni che i principali quotidiani nazionali hanno ricostruito oggi mettono al centro come dicevamo una telefonata del 2 ottobre 2025 tra Pietro Ciucci e l'avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, in quel momento ancora nel consiglio di amministrazione della stessa società e oggi indagato insieme all'ex presidente aggiunto della Corte dei Conti ed ex numero uno della sezione giurisdizionale del Lazio Tommaso Miele e all'imprenditore Vincenzo Virgiglio, presidente dell'associazione Accademia Calabria.








