È di oltre 200 chili di rete a strascico recuperati il bilancio di una complessa operazione subacquea condotta nell’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti. L’intervento, coordinato dal Nucleo Subacquei dei Carabinieri di Pescara in collaborazione con il diving MarlinTremiti e il WWF Italia, è stato realizzato nell’ambito del progetto Ghost Gear, con l’obiettivo di ripulire il Mediterraneo dagli attrezzi fantasma e proteggere la biodiversità marina.
Un intervento coordinato per la salvaguardia del mare
Stando alle informazioni pubblicate sul sito None, l’operazione ha visto la partecipazione attiva del Nucleo Carabinieri Subacquei di Pescara, del WWF SUB, del diving MarlinTremiti e del Laboratorio MA.RE. La segnalazione della presenza della rete a strascico, rimasta impigliata su un relitto a circa 50 metri di profondità, è stata effettuata dal diving MarlinTremiti, che ha prontamente informato i Carabinieri. Da questa segnalazione è nata una collaborazione che ha incluso anche una spedizione oceanografica con i Marines per esplorare il relitto e monitorare la situazione nell’ambito del progetto Ghost Gear.La rete fantasma: una minaccia per la fauna marina
La rete recuperata, dal peso di oltre 200 chili, era stata probabilmente trasportata dalle correnti marine all’interno dell’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti e non sarebbe il risultato di pesca illegale nell’area. Tuttavia, la sua presenza rappresentava una pericolosa trappola per la fauna marina, mettendo a rischio numerose specie tra cui la cernia bruna, le murene, gli scorfani neri e il raro Corallo Nero, specie protetta e particolarmente sensibile. Durante le operazioni sono stati ritrovati diversi pesci già privi di vita, intrappolati nella rete.L’operazione di recupero ha richiesto una pianificazione tecnica dettagliata. Sono stati coinvolti circa 15 subacquei tra il nucleo subacqueo dei Carabinieri e lo staff del diving MarlinTremiti, membro della Community WWF SUB. In totale, sono state effettuate oltre 10 immersioni tra la fase di pianificazione e quella di esecuzione dell’intervento. Il recupero della rete è solo il primo passo: altre immersioni sono già programmate per rimuovere completamente la rete, che si stima possa raggiungere il peso di circa una tonnellata.Obiettivo: recupero ecologico e valorizzazione del relitto










