La definitiva condanna per il disastro ferroviario di Viareggio segna la svolta giudiziaria più attesa dal giugno del 2009. L’ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana, Mauro Moretti, si è costituito in carcere ieri, in tarda serata. L’ingresso in istituto di pena è avvenuto a poche ore dalla pronuncia dei giudici della Quarta sezione penale della Corte di Cassazione, i quali, accogliendo integralmente le richieste della procura generale della Suprema Corte, hanno rigettato i ricorsi presentati dai legali degli imputati contro la sentenza dell’appello ter. Quest’ultimo pronunciamento aveva confermato, tra gli altri, il provvedimento di condanna a cinque anni di reclusione a carico di Moretti per la strage che provocò la morte di 32 persone e il ferimento di oltre un centinaio di cittadini. Oltre alla posizione dell’ex amministratore delegato, gli ermellini hanno confermato in via definitiva le condanne per altri dieci imputati, tra ex dirigenti e tecnici delle società ferroviarie coinvolte a vario titolo nella gestione e nella manutenzione del convoglio deragliato.
Il percorso giudiziario e il calcolo delle attenuanti generiche
L’ultimo capitolo processuale, sfociato nel verdetto definitivo di ieri, rappresenta la conclusione dell’Appello Ter, un procedimento nato a seguito della precedente decisione della Corte di Cassazione datata gennaio 2024. In quell’occasione la Suprema Corte aveva già sancito irrevocabilmente la responsabilità penale degli imputati, disponendo tuttavia un rinvio parziale limitatamente alla quantificazione delle sanzioni detentive. Il nodo centrale attorno al quale si è sviluppata la battaglia legale riguardava l’esatta applicazione dell’entità delle attenuanti generiche: la difesa spingeva per ottenere la riduzione massima della pena pari a un terzo del totale, mentre la sentenza emessa nel 2022 le aveva concesse nella misura minima di un nono.










