Amarsi (per) un po’ e poi lasciarsi. Facile? In generale, forse sì. Ma a volte le cose si complicano. Mica perché uno dei due inizia a ostacolare la triste faccenda, ma piuttosto per le rigide regole alle quali appartengono le nozze religiose. Marguerite (un’agguerrita Laure Calamy) era sposata con Frédéric (il consueto sfaccettato Vincent Macaigne). La coppia ha una figlia, Léa, il cui parto ha generato in fretta la frattura. Ora Marguerite sta con Sofiane, maghrebino a sua volta con figlia a carico, mente Frédéric ha una relazione con Chloé, che diventa la chiave del problema. A differenza di Marguerite, che è laica, Chloé infatti è molto cattolica e avendo deciso di sposarsi con Frédéric, ma volerlo fare in chiesa, deve ottenere che il matrimonio precedente del suo aspirante marito venga cancellato dalla Sacra Rota, altrimenti le nozze possono essere soltanto civili e questo a Chloé non piace. Al suo terzo film il regista francese Fabien Gorgeat dirige una buffa, ironica, quando non decisamente grottesca commedia, una di quelle che solo i francesi sanno rendere efficacemente “vera”. La procedura di annullamento del matrimonio religioso prende immediatamente una piega sbagliata, perché il primo prete incaricato della richiesta si dimostra ottusamente chiuso nelle regole ferree, dove bisogna dimostrare che il matrimonio non è praticamente avvenuto per colpa di uno dei due sposi (in generale, e anche qui accade, la colpa viene pretestuosamente fatta cadere sulla donna). Tra battute salaci, situazioni nutrite da menzogne, anche create ad arte, per risolvere la questione, ma poi prontamente risultate per niente produttive alla causa, si arriva al Vaticano, con tanto di doppia famiglia allargata, dove la trasferta collettiva a Roma, si trasforma in una specie di vacanza, nella quale i due divorziati iniziano a capire che forse la separazione non è meno precipitosa del matrimonio. Più che farsi audacemente iconoclasta di una unione che la Chiesa cattolica blinda contro ogni evidente possibile catastrofe, il film mette in scena un teatrino dell’assurdo, dove l’ottusità delle leggi religiose dimostra la loro totale inattualità, in siparietti quotidiani dove lo scontro generazionale aumenta il disagio e lo stress per un matrimonio da salvare e uno da farsi. Peccato che dalla trasferta italiana, forse eccessivamente dilatata, in cui l’unica nota “eccessiva” è la presenza di un Papa nero, come profetizzato dai Pitura Freska, "Cos'è l'amore?" perda quello spirito graffiante iniziale, preferendo una chiusura più che ecumenica (si noti anche il ruolo dell’avvocato romano, interpretato con sagacia da Ninni Bruschetta), dove forse non si capisce ancora cosa sia (e sarà: si veda la nuova coppia adolescenziale) l’amore. Voto: 6,5.
Cos'è l'amore?: commedia buffa e ironica Allora balliamo: un Emilia Perez dei fornelli
Amarsi (per) un po’ e poi lasciarsi. Facile? In generale, forse sì. Ma a volte le cose si complicano. Mica perché uno dei due inizia a ostacolare la triste faccenda, ma...








