di Roberto Celante
Recita l’art. 111 Cost.: “La giurisdizione si attua mediante il giusto processo regolato dalla legge. (…) La legge ne assicura la ragionevole durata“. Invece, la sentenza definitiva per la strage di Viareggio è arrivata soltanto dopo diciassette anni.
Al di là del verdetto finale, 17 anni per arrivare ad una condanna definitiva non sono un lasso di tempo accettabile. Perché, non potendo più pronunciarsi su reati nel frattempo prescritti, la sentenza della Cassazione non può fare piena giustizia. Perché, con i feriti, i parenti delle vittime e gli imputati, nel frattempo invecchiati, tale sentenza assolve ad una funzione più simile a quella di un documentario Rai che a un atto di giustizia. Perché la società intera non merita di rimanere tanto a lungo in attesa della verità, senza rischiare di perdere fiducia nel sistema giudiziario.
Non c’è un solo modo per violare la Costituzione: quello più evidente è sviluppare una norma in aperto contrasto con essa; quello più grave è legiferare in modo da togliere, di fatto, alla Costituzione il primato nel nostro ordinamento. Un diritto processuale costruito per risultare palesemente inefficiente svilisce il senso del principio della ragionevole durata del processo, perché frustra l’aspettativa collettiva sull’effettività di tale principio.











