di
Gianguido Vecchi
L'omelia della messa a San Pietro, in apertura del Concistorio straordinario. «La guerra mai degna dell'uomo»
CITTÀ DEL VATICANO «L’aiuto che potrete darmi, nell’esercizio del ministero petrino, trova in me chi chiede, non chi comanda. L’autorità del primato, infatti, è propria di chi ascolta e solo perciò guida, di chi apprende e solo perciò insegna, sempre alla sequela dell’unico Maestro». Leone XIV celebra nella basilica di San Pietro la Messa di apertura del concistoro che si riunirà in Vaticano fino a domani, e le sue parole sono un’indicazione di metodo. Sono stati convocati tutti i 241 cardinali del mondo, anche se è annunciata qualche assenza per ragioni di salute, e tra questi i 117 elettori, coloro cioè che hanno meno di ottant’anni.
I 20 gruppi di lavoro I lavori dei venti gruppi si concentreranno sulle questioni del presente, a cominciare dai conflitti nel pianeta: «La guerra non è mai degna dell’uomo e non è mai benedetta da Dio, perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche», sillaba il Papa. Ma al di là dei contenuti, decisiva è la forma. È il secondo concistoro straordinario convocato da Prevost, dopo quello di gennaio. Il pontefice ha già spiegato che intende convocarne uno all’anno, «ma di tre o quattro giorni». Significa che Leone XIV intende governare la Chiesa coinvolgendo il collegio cardinalizio più di quanto non sia accaduto durante il pontificato di Francesco. Il primo Papa gesuita della storia aveva creato un «Consiglio» di otto cardinali, sul modello della struttura che affianca il padre generale nella Compagnia di Gesù, con rappresentanti di tutti i continenti. Ma tutti i cardinali sono consiglieri del Papa, in quanto tali, e non è un mistero che nei dodici anni del papato di Bergoglio molti si fossero sentiti esclusi: se ne era parlato durante le congregazioni generali che hanno preceduto l’ultimo conclave e lo stesso Prevost ha spiegato che la sua scelta è «in continuità» con quanto i cardinali avevano chiesto anche nelle riunioni successive alla sua elezione nella Sistina.










