“Il mio collega sposta un armadio, lo mette a terra e mette istintivamente la torcia verso il vano che si è creato… il mio collega esclama una parolaccia… momenti di silenzio e anche io mi lascio andare a una parolaccia: vediamo una mano, un ginocchio, un paio di jeans di colore chiaro compatibile con quello che aveva addosso Martina”. Sono passati pochi minuti dalla mezzanotte del 28 maggio del 2025, quando i carabinieri effettuano il terzo sopralluogo all’interno di Casolare Moccia, nei pressi dello stadio di Afragola. È il momento del ritrovamento del corpo della studentessa di 14 anni uccisa da Alessio Tucci, con cui aveva da poco concluso una relazione sentimentale. Aula 115, corte di assise, parla il carabiniere che ha rinvenuto il corpo della studentessa uccisa. Tensione a fette: in aula la mamma di Martina, Enza Cosentino porta le mani all’altezza del viso. Si dispera, piange e lascia per qualche minuto l’aula.
Volto scolpito dalla rabbia e dal dolore per il papà di Martina, Marcello Carbonaro. Difeso dal penalista Mario Mangazzo, Alessio Tucci assiste al processo in video conferenza. In aula le parti civili, tra cui Fondazione Polis (difesa dal penalista Gianmario Siani), il Comune di Afragola (difeso dall’avvocato Gaetano Inserra), Centro aiuto al minore, difeso dall’avvocato Clara Niola.










