Non fosse stato per il metadone probabilmente Simo Said non sarebbe morto. I risultati dell’autopsia sul corpo del 25enne marocchino deceduto la mattina dell’11 febbraio nel Cpr di Bari Palese confermano i sospetti: a ucciderlo è stato un cocktail di farmaci. Che ha causato uno shock respiratorio e il soffocamento dovuto alla fuoriuscita massiva di liquidi, a sua volta generata dall’assunzione dei medicinali: gli psicofarmaci – previsti nel piano terapeutico – e il metadone, che al contrario Said non avrebbe dovuto assumere. "Resta da capire come mai il metadone si trovasse nella disponibilità di Simo Said e come mai questi farmaci circolino così facilmente all’interno del Cpr", commenta l’avvocato Arturo Covella, che assiste la moglie di Said.
Data la pericolosità del medicinale stupefacente, in strutture come carceri e centri permanenza e rimpatrio si prevede una custodia controllata e una stretta sorveglianza. Anche sulla movimentazione del farmaco. E l’assunzione è prescritta nel piano terapeutico dal Sert, con dosi a calare in misura progressiva per la disintossicazione dalla droga. Said non era destinatario di alcun piano che prevedesse l’uso del metadone. E anche per questo occorrerà dissipare la nebulosa sul caso.








