Le lacrime di Franco Baresi, la testa di Roberto Baggio che si abbassa, quella di Gigi Di Biagio pure, Barthez desolato e appoggiato al palo opposto all’incrocio dove Fabio Grosso ha sfidato il rigore decisivo, il pianto disperato di Gareth Southgate ad Euro’96. Se nella “Creuza de ma” di De Andrè lo sfondo erano i “muri de mainè”, le facce dei marinai, in questo caso sono i volti di chi ha sbagliato un rigore decisivo ai Mondiali. Le nostre le conosciamo bene, fin troppo, fantasmi dei Mondiali passati spesso nefasti, ma non sempre. Quelle degli altri pure, Barthez con malcelata gioia, Tchouaméni in Qatar quattro anni fa e così via. C’è un principio? Sì, ovviamente, e il primo volto di calciatore che sbaglia un rigore decisivo in una gara dei mondiali è quello allampanato di Maxime Bossis, difensore francese, nella semifinale contro la Germania Ovest nel Mondiale 1982.

Nato a Saint André Treiz Voiez, paese della Loira che oggi non esiste più, esattamente settantuno anni fa, Maxime Bossis era un pilastro del Nantes, ci ha giocato quattordici stagioni e oltre quattrocento partite (quattro stagioni le ha giocate al Matra Racing). Bossis è il prototipo del difensore moderno: elegante, pulito, soprannominato “Le Grand Max“. Non è un ruvido marcatore, è un esteta. Nella sua lunga carriera è stato espulso solo una volta, pur vivendo un’epoca in cui i difensori picchiavano durissimo. Caratteristiche che lo rendono appetibile al Real Madrid, ma lui dice no: è legato al Nantes e in ogni caso non vuole uscire dalla Francia.