Pur non essendo registrata all’anagrafe della Grande Mela (lo è a quella di Santa Monica), Suzanne Vega, newyorkese d’adozione, rappresenta la quintessenza della cantautrice neo-folk del Village che tutti abbiamo in mente e che in lei abbiamo amato: chitarra acustica a tracolla, vecchie giacche di pelle, la declinazione in musica delle storie intimiste di quelli “lasciati indietro”. Tutto ciò non le impedisce di scolpire, con la cinematica ed emozionale “Luka”, una delle canzoni simbolo degli anni 80, e di inoltrarsi negli anni a venire in percorsi musicali diversi, senza mai perdere credibilità e riconoscibilità. Il cartellone di Monfortinjazz la vede in scena venerdì 24 luglio alle 21,30. Miss Vega, dove la sta conducendo il tour europeo? «Sono in Inghilterra, ho suonato sul main stage dell’Isle of Wight Festival ed in altre città, sono molto contenta di come sta andando, stiamo avendo sold out ovunque». Nel suo ultimo disco “Flying with Angels”, canta sua figlia: è destinata a ripercorrere le sue tracce? «Canta con me dal vivo da quando aveva 9 anni e ora ne ha 31, suona molti strumenti, avendo sempre respirato musica attraverso i suoi genitori, ma è una PhD in biologia molecolare, quindi ha la sua carriera nel campo della ricerca scientifica». Riavvolgiamo il nastro. Lei arriva a New York quando ha due anni, quali sono i suoi primi ricordi della città? «Eravamo quattro figli in età molto ravvicinata, quindi più che ricordi visivi, una baraonda di urla e strepiti avvolti nella musica che c’era in casa e attorno a noi nel quartiere multi-etnico di Spanish Harlem dove vivevamo». Ci racconta dei suoi primi passi sulla scena? «Ho iniziato nelle Coffee House del Village, ricevendo molti rifiuti sia dai promoter che alle audizioni, finché non mi sono proposta al Folk City dove ho trovato la mia tribù, la mia strada e la mia casa. Ero molto spaventata visto che quello era il Sacro Tempio di Bob Dylan e della Rolling Thunder Revue, ma è andata bene, tanto da rimanerci per 5 anni. Bastava essere lì a bere un drink guardando gli altri suonare, non dovevi chiedere altro». Un concerto di Lou Reed nel 1979 è stato fondamentale, perché? «È stata una vera epifania per quel che riguarda scrivere canzoni che avessero come temi gli aspetti più veri, anche scabrosi, della quotidianità. Mi ha indicato una porta, facendomi capire che anche io potevo valicarla. “Walk on the Wild Side” è difficile che manchi dalle mie scalette».
Suzanne Vega: “Il Village ho trovato la mia tribù, Lou Reed mi ha indicato il lato selvaggio”
L’autrice di “Luka”, una delle canzoni simbolo degli anni 80, arriva nel Monferrato con l’ultimo disco
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