Più triste degli interisti che cercano di convincersi di quanto in fondo Palestra sia una mezza sega, e dei turchi che hanno chiesto alla Fifa di ripetere il match contro il Paraguay perché nel mezzo di una rissa tra giocatori all’arbitro è caduto l’orologio per terra, mi avvicino alle ultime partite dei gironi sperando che dai sedicesimi la situazione migliori: non mi divorava certo l’ansia di sapere chi, tra Ecuador, Curaçao e Costa d’Avorio, sarebbe arrivato secondo nel Gruppo E, piuttosto ho brindato alla scelta del ct della Nazionale caraibica, Dick Advocaat, di permettere ai suoi giocatori di fare sesso con le proprie mogli e compagne la sera prima delle partite.Chiedo scusa se parlo di sesso, ma non volevo essere secondo al solito Aldo Cazzullo, che dopo avere beatificato Messi sul Corriere ha ovviamente deciso di sputazzare su Cristiano Ronaldo (lo fanno tutti e io no? si sarà detto) scrivendo che “a lungo la sua sessualità è stata un mistero” e che CR7 piace “a destra” perché “Ronaldo” è il secondo nome che i genitori gli hanno dato in onore di Ronald Reagan, “leader di una destra dal volto umano”. Dal ritratto cazzulliano non emerge la figura di uno dei calciatori più forti di sempre, ma quella di uno stronzo che sta antipatico a tutti e dovrebbe ritirarsi presto, vecchio come è. La diagnosi del disturbo che affligge l’attaccante portoghese da parte del prof. Cazzullo è quella di chi sa bene di cosa parla: narcisismo.E a proposito di narcisismo, non vedo l’ora che arrivi domani notte, quando a Seattle si giocherà il “Pride match” del Mondiale, conclusione gioiosa di un mese di feste e riflessioni sui diritti delle persone lgbtq+. Le due fortunate nazionali che scenderanno in campo per celebrare l’evento sono le più inclusive: Brasile e Olanda? No, Egitto e Iran. Dopo le lamentele ufficiali dei mesi scorsi delle due federazioni, quella iraniana è tornata a chiedere alla Fifa di impedire qualsiasi “cerimonia o attività promozionale” a sostegno della comunità lgbtq+ e di limitare l’uso di simboli o rappresentazioni del movimento Pride allo stadio. Un caso simile, ma ribaltato, a quello dei Mondiali in Qatar quando l’organizzazione vietò alle nazionali di Inghilterra, Germania e Olanda di indossare la fascia da capitano arcobaleno con scritto “One Love” minacciando sanzioni sportive: per protesta i giocatori della Nazionale tedesca posarono per la foto ufficiale prima del match d’esordio con la mano davanti alla bocca per denunciare la censura. Gli è andata bene, con le nuove regole sarebbero stati tutti espulsi.Comunque la Fifa ha detto a Egitto e Iran che il Pride non si tocca, e sono curioso di vedere cosa verrà detto in conferenza stampa e che cosa succederà sugli spalti (anche se dubito che ci siano molti omosessuali e trans che finita la parata per le strade di Seattle correranno allo stadio per vedere, avvolti in bandiere arcobaleno, un cesso di partita del genere). La domanda semmai è: dopo il messaggio pacifista dell’altro giorno, che cosa lasceranno scritto questa volta gli iraniani nello spogliatoio? Un foglietto con il gioco dell’impiccato?