È tutto pronto per uno degli eventi più attesi del Mondiale di calcio 2026: il primo “Pride Match” della storia della popolare competizione che si terrà sabato a Seattle. Ma a rendere l’evento davvero memorabile è lo scontro sportivo tra due Paesi - Egitto e Iran - che di diritti Lgbtq+ e non solo non vogliono proprio sentirne parlare.

Il caso ha voluto così

Per mesi, entrambi i team hanno fatto di tutto per evitare questa collocazione. La scelta delle due squadre è stata casuale, mentre la data del “Pride Match” è semplicemente collegata all’avvio del fine settimana per l’orgoglio Lgbtq+ a Seattle. E così le polemiche sollevate dai due Paesi non hanno fatto indietreggiare di un millimetro il comitato organizzatore cittadino. Lo stadio sarà pieno di bandiere e magliette con simboli arcobaleno. E va bene così, secondo una delle organizzatrici Hedda McLendon che ha rincarato la dose sottolineando quello che è avvenuto durante i Mondiali in Qatar del 2022. Se lì era obbligatorio mantenere un basso profilo in rispetto dei costumi locali, il rispetto dei diritti delle comunità Lgbtq+ è prioritario a Seattle.

Montano le proteste

La Federazione calcistica della Repubblica islamica, così come quella egiziana, ha immediatamente chiesto alla Fifa di bandire qualsiasi bandiera arcobaleno sugli spalti dello stadio in accordo con le regole internazionali che ammettono solo le bandiere delle squadre nazionali. Ma nessun provvedimento in questo senso è stato preso. In Iran, le regole per la partecipazione alle partite sono molto restrittive, soprattutto per il pubblico femminile. Solo negli ultimi anni è stato permesso a gruppi ristretti di tifose, in zone dedicate dello stadio, di partecipare alle partite maschili. E così non mancheranno le proteste dell’imponente diaspora iraniana negli Stati Uniti, così come è avvenuto a Los Angeles durante la partita Iran-Nuova Zelanda. “Questa non è la mia squadra, non rappresenta il popolo iraniano”, aveva tuonato uno dei contestati leader delle opposizioni all’estero, il figlio dell’ultimo Shah, Reza Pahlavi.