Luca Cotti, presidente di Coldiretti Emilia-Romagna, che momento sta vivendo il settore dell’agricoltura?
"L’agricoltura emiliano-romagnola sta vivendo una fase complessa ma decisiva. Dobbiamo fare i conti con cambiamenti climatici, tensioni geopolitiche, aumento dei costi di produzione e mercati internazionali instabili, ma continuiamo a distinguerci per qualità e innovazione. Oggi l’agricoltura non è chiamata soltanto a produrre cibo. È chiamata a garantire sicurezza alimentare, tutela del territorio e salute dei cittadini. Per questo il tema centrale resta la redditività delle imprese agricole. I quasi 50mila associati a Coldiretti Emilia-Romagna chiedono di poter lavorare in un contesto di regole chiare, trasparenti e sostenibili".
Dazi, conflitti, Mercosur. Gli scenari non sono semplici. Quali possono essere le misure per far sì che gli agricoltori ne escano più forti e con meno danni possibili?
"La parola chiave è reciprocità. Gli agricoltori europei rispettano norme tra le più rigorose al mondo sul piano ambientale, sanitario e sociale. Non possiamo metterli in competizione con prodotti provenienti da Paesi che non rispettano gli stessi standard. Le nostre preoccupazioni sull’accordo Mercosur nascono proprio da qui. Non siamo contrari al commercio internazionale, ma chiediamo regole uguali per tutti. Lo abbiamo ribadito anche il 10 giugno a Bologna, quando centinaia di agricoltori sono scesi in piazza davanti alla Prefettura per denunciare le speculazioni che stanno colpendo il grano italiano e l’olio extravergine d’oliva. Non è accettabile che il prezzo pagato agli agricoltori sia inferiore ai costi di produzione mentre lungo la filiera si generano margini che non vengono redistribuiti. Servono inoltre investimenti in innovazione, ricerca e infrastrutture per rendere le imprese sempre più competitive".








