La Corte d’Appello ha condannato la dirigente del comune di San Benedetto Catia Talamonti a 2 anni e 4 mesi nell’ambito della vicenda legata alle indennità percepite come presidente di PicenAmbiente. La sentenza è stata pronunciata ieri e ribalta l’assoluzione disposta in primo grado dal Gup del Tribunale di Ascoli, che il 25 ottobre 2024 aveva prosciolto la dirigente con la formula "perché il fatto non sussiste". Al centro del procedimento c’è il reato di peculato contestato dalla Procura di Ascoli. Secondo l’accusa, circa 41mila euro di compensi percepiti durante l’incarico in PicenAmbiente avrebbero dovuto essere riversati al Comune di San Benedetto del Tronto e non trattenuti personalmente. Su quelle somme era stato disposto anche un sequestro preventivo, poi restituito a Talamonti dopo l’assoluzione di primo grado. La decisione della Corte d’Appello cambia ora il quadro giudiziario della vicenda penale, anche se la condanna non è definitiva. L’avvocato Nazario Agostini, difensore di Catia Talamonti, ha già annunciato l’intenzione di impugnare la sentenza davanti alla Corte di Cassazione. "Dopo l’assoluzione in primo grado ora è arrivata questa condanna in appello ma le condanne non si commentano, si impugnano. Per questo motivo posso annunciare da subito che faremo ricorso in Cassazione perché ritengo questa una causa di diritto e per questo andremo avanti", ha commentato Agostini. La vicenda aveva già avuto un passaggio davanti alla Corte dei Conti di Ancona, che aveva condannato Talamonti a restituire al Comune di San Benedetto le somme percepite in relazione agli stessi compensi contestati dalla Procura.
Condannata in appello la dirigente Talamonti
La Corte d’Appello ha condannato la dirigente del comune di San Benedetto Catia Talamonti a 2 anni e 4 mesi...








