Oltre 5,2 milioni di debiti a fronte di un attivo che supera di poco i 700mila euro. Uno stato di insolvenza che ha portato la terza sezione civile del Tribunale di Monza a dichiarare il fallimento della “Editoriale Il Cittadino” e delle altre società di Davide Erba. Il collegio di giudici composto da Alessandro Longobardi e Francesco Ambrosio e presieduto da Caterina Giovanetti non ha accolto la richiesta di concordato preventivo presentata dall’imprenditore 45enne di Biassono ed ex patron del Seregno Calcio, da anni residente a Dubai, per cui la Procura aveva chiesto il crac finanziario nel luglio 2025 e lo aveva indagato per bancarotta fraudolenta. Tra le società di Erba, la Midarex di elettronica e la Midatronics di informatica, si salva solo il ramo d’azienda dello storico bisettimanale brianzolo, acquistato dalla “Fortezza Capital Holding srl” del manager campano della telefonia Ciro Di Meglio. L’imprenditore e l’ex chef milanese Luca Carleo sarebbero interessati alla nascita di una multiutility con il cuore nella telefonia e negli ultimi mesi hanno acquisito partecipazioni rilevanti in aziende come Eems, Giglio Group e Netweek presentando piani di rilancio o finanziando l’uscita da situazioni debitorie. Secondo i giudici lo stato di insolvenza della “Editoriale Il Cittadino” (un gruppo di imprese "in quanto Midarex srl è socia unica di Midatronics srl e di Editoriale Il Cittadino srl ed esercita pertanto la direzione e il coordinamento nei confronti di queste ultime"), che invano a metà maggio 2025 ha trasferito la sede legale da Monza a Milano ma questo non ha cambiato la determinazione della competenza territoriale della procedura, è costituito da "perdite di esercizio relative all’anno precedente alla dichiarazione di apertura della liquidazione, pesante situazione debitoria, inesistenza di liquidità e mancati adempimenti di debiti anche di modesto importo". La domanda di concordato preventivo o di ristrutturazione dei debiti era stata presentata a metà settembre 2025. Ma non sono bastati proroghe e rinvii per salvare le società dalla liquidazione giudiziale. Neanche i 400mila euro provenienti da Assolombarda e Assolombarda Servizi spa, che insieme alla Curia si è occupata della gestione storica della testata monzese fino al 2020. Ora per l’imprenditore si aprono l’esame dello stato passivo a novembre e l’imputazione di bancarotta fraudolenta da parte dei pm Carlo Cinque e Giovanni Marco Santini. La Procura monzese aveva cercato invano di sequestrare tutta la documentazione e gli strumenti informatici relativi al ruolo di editore di Erba ma il Tribunale del Riesame di Monza non aveva allora ritenuto che ci fossero elementi per supporre la bancarotta fraudolenta del giornale. Neanche quando i pm avevano aggiunto l’ipotesi di reato di indebita compensazione di crediti di imposta riferendosi a "debiti tributari a cinque zeri compensati dopo la notizia delle indagini con un’attività sistematica di compensazioni con crediti certificati". Inutile anche il ricorso in Cassazione.