Dal burden-sharing al burden-shifting

La nuova dottrina militare Usa rende operativo quanto il presidente Donald J. Trump ripete ormai da anni: la primaria responsabilità per la difesa convenzionale dell’Europa spetta ora agli europei. Il punto non è più una più equa condivisione degli oneri (burden sharing), ma la credibilità in concreto di un pilastro europeo capace di sostenere autonomamente la deterrenza convenzionale sul continente (burden shifting).

Osservano da Washington, infatti, che l’Europa è più popolosa degli Stati Uniti, sufficientemente ricca per far fronte alle sue responsabilità, tecnologicamente avanzata (anche per effetto dell’integrazione transatlantica) oltre che industrialmente e militarmente ben più capace della sua principale minaccia convenzionale. In termini aggregati, la spesa europea per la difesa (inclusi Regno Unito e Turchia) è già oggi di gran lunga superiore a quella russa, ma permane un divario significativo nella capacità di tradurre risorse in potenza militare effettivamente dispiegabile. Agli Alleati europei è quindi stato chiesto d’impegnarsi a spendere per la difesa, entro il 2035, almeno il 3,5% del Pil (più l’1,5% per la sicurezza intesa in senso lato), ossia quanto è necessario a generare le capacità militari previste dai piani di difesa della Nato (che solo la Spagna ritiene di raggiungere forse con una spesa minore).