RESANA (TREVISO) - «È successo alle due di pomeriggio. Si stava mettendo le scarpe quando si è accasciato. E secondo noi stava male da qualche giorno: diceva di essere sempre stanco e di sentirsi debole. Gli mancava poco: dopo una vita di lavoro nei cantieri, ad aprile del prossimo anno sarebbe finalmente andato in pensione». A parlare sono la moglie e la figlia di Stefano Tonin, il 57enne di Castelminio di Resana stroncato dal caldo in un cantiere di San Martino di Lupari (Padova). Tonin è crollato poco prima della fine del suo turno in un cantiere di via Meucci, dove, con la sua squadra della Costruzioni Generali Postumia, stava portando avanti il rifacimento di una condotta idrica destinata a fornire alcune villette in costruzione. Si stava cambiando quando si è accasciato: qualche minuto e sarebbe potuto tornare a casa dalla sua famiglia. La ditta, con cui lavorava da diversi anni, aveva infatti anticipato il turno per evitare che le otto ore lavorative comprendessero anche il primo pomeriggio. Una precauzione che purtroppo non è bastata.
Il racconto «Sono stata contattata dall’azienda: mi hanno detto che Stefano aveva avuto un malore e che lo stavano portando d’urgenza a Cittadella – racconta la moglie Claudia all’indomani della tragedia – Lui, già da due o tre giorni, non stava benissimo. Più che altro era molto stanco: un po’ letargico, si addormentava ovunque. Anche alle 7 di sera si addormentava sul divano, cosa non normale per lui. Però sapeva anche quando fermarsi. Si lamentava un po’ per dolori alla schiena e alle gambe, ma col caldo uno tende a dire “sarà la stanchezza”». Quella mattina Stefano ha lavorato sotto il sole, a una temperatura molto elevata, all’aperto. Assieme a lui c’erano vari colleghi, tra cui uno formato per il primo soccorso e la rianimazione cardiopolmonare d’emergenza. Ha consumato tutta l’acqua che aveva con sé ma, dopo una pausa, piegandosi per cambiarsi le scarpe, è stramazzato al suolo. «È successo verso le 14. Non alle 16: eravamo già con lui a quell’ora. Non avevano pranzato. Si fermavano ogni tanto, per carità: mangiava frutta, prendeva anche integratori e sali minerali. Ed è anche vero che era una vita che lavorava all’aperto. Era abituato. Certo, con l’età si fa più fatica, ma in genere sapeva gestirsi e fermarsi quando necessario. In quel momento non stava lavorando: si stava cambiando le scarpe. Infatti, quando lo abbiamo raggiunto in ospedale, ne aveva una diversa dall’altra. Non c’è stato nessun elisoccorso: lo hanno portato direttamente a Cittadella». In ospedale si è recato anche il titolare della Costruzioni Generali Postumia, che è stato accanto alla moglie fino all’ultimo momento. Il decesso è stato dichiarato dopo le 16, ma in realtà il 57enne non si è mai ripreso in quest’arco di tempo. Nessun tentativo di rianimazione è riuscito a ripristinare il battito e i parametri. Per i medici, la sua temperatura definiva i sintomi di un colpo di calore. Ieri l’azienda, che ha sede a Salvatronda, ha chiuso i battenti in segno di lutto: a Stefano volevano bene anche diversi colleghi. La volontà, anche considerate le indagini in corso da parte dello Spisal dell’Usl 3 di Padova, è stata quella di non rilasciare alcuna dichiarazione. «Per quell’azienda lavorava da tanti anni, era in ottimi rapporti con tutti. Sono stati anche con noi in ospedale, fino alla fine - spiega la moglie - Stefano era stanco, ma era sereno: anche perché ormai doveva andare in pensione ad aprile del prossimo anno».Chi era Stefano aveva una grande passione per i trattori da gara. La figlia Monica, assieme alla mamma, ha raccolto tutta la sua vita in un album fotografico: una vita scandita da un interesse per i motori in apparenza molto di nicchia, ma che invece gli aveva permesso di fare amicizia con centinaia di persone. «Aveva cominciato nel 2000 facendo gimcane – spiega ancora la moglie nella casa di via Palù a Castelminio di Resana – Poi, dal 2012-2013, insieme a un gruppo di amici, ha messo in piedi il trattore Fiat 1180 Runner, con cui ha vinto anche dei campionati di Tractor Pulling (ndr, in casa ha una bacheca colma di premi). Un suo grande orgoglio, ancora parcheggiato nel cortile della casa, a ricordarlo. «Era già appassionato di trattori da bambino, ancora prima di saper camminare. Ha fatto il militare, poi nel 1998 ci siamo sposati – racconta la moglie – È una disciplina di nicchia, ma con tantissimi appassionati. Ma per il paese faceva anche molto altro: per esempio, organizzava iniziative per Natale, portava i regali ai bambini a Castelminio, “travestendo” il trattore da renna». Il funerale si terrà la prossima settimana.






