PADOVA - Perché Stefano Tonin stesse lavorando sotto il sole a quasi 40 gradi in un orario del primo pomeriggio, è quello che vuole capire la procura. Lo farà attraverso l’inchiesta aperta dal sostituto Sergio Dini con l’accusa (al momento a ignoti) di omicidio colposo: fascicolo utile alla magistratura per disporre, nei prossimi giorni, l’autopsia sul corpo del 57enne di Resana, in provincia di Treviso, e dipendente di una ditta di Castelfranco Veneto, che mercoledì attorno alle 14.30, ha avuto un malore mentre stava lavorando alla posa di un impianto idraulico in un lotto di un privato dove sorgeranno delle villette a schiera a San Martino di Lupari. Malore diventato poi fatale: nonostante i soccorsi dei colleghi e il trasporto all’ospedale di Padova, il 57enne non si è più ripreso, morendo un’ora e mezza dopo.
L'ordinanza regionale L’autopsia sarà fondamentale per capire che tipo di malore abbia colpito l’operaio mentre era in turno e soprattutto per comprendere quanto il caldo torrido abbia influito sulla sua situazione. Ma il cuore dell’inchiesta aperta subito dopo la morte del 57enne trevigiano saranno anche gli accertamenti dello Spisal, chiamato dal pm Dini a verificare tutta una serie di fattori legati al rispetto degli orari di lavoro per chi svolge compiti ad alto rischio con la canicola di questi giorni. Ecco quindi che la cartina di tornasole è l’ordinanza firmata dal presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, che vieta i lavori all’aperto nelle ore più calde, dalle 12.30 alle 16, dal 17 giugno al 31 agosto. Il provvedimento è in vigore nelle giornate in cui il sistema Worklimate indica un livello di rischio “alto” per gli esposti al sole. E mercoledì, nell’Alta padovana, era uno di quei giorni. Perché, quindi, Stefano Tonin stava lavorando sotto il sole a quasi 40 gradi in un orario, del primo pomeriggio, compreso nella fascia vietata a dipendenti di ditte che si occupano di edilizia e cantieri all’aperto, agricoltura e florovivaismo, cave ed escavazioni? Lo Spisal dovrà quindi verificare gli orari di lavoro di Tonin, le sue mansioni e le direttive che l’azienda di Castelfranco (per la quale lavorava) gli aveva dato per portare a termine la giornata. E soprattutto comprendere se gli siano stati comunicati gli orari di pausa dall’attività come previsto dalla normativa regionale, diretta erede di un’indicazione del governo. Analizzando ogni singolo dettaglio, gli investigatori potranno arrivare a rimettere assieme i pezzi del puzzle e stabilire se ci siano state responsabilità e di che tipo.La ricostruzione Mercoledì nel primo pomeriggio, Stefano Tonin stava lavorando ad una rete idrica di via Meucci, a San Martino di Lupari, dove è presente un cantiere edile per la costruzione di alcune villette per conto di un privato. Dai primi riscontri l'operaio, che avrebbe compiuto 58 anni a dicembre, ha accusato un malore e non ha fatto in tempo a chiedere aiuto, crollando a terra privo di sensi. Chi era in servizio con lui ha subito intuito che le sue condizioni erano disperate e ha dato l’allarme tentando i primi soccorsi. I soccorsi A San Martino di Lupari sono arrivati i sanitari del Suem 118 e dall’ospedale di Padova si è alzato in volo l'elisoccorso. Il 57enne di Resana, che non ha mai ripreso conoscenza dopo il crollo improvviso a terra, è stato stabilizzato e portato a Cittadella in prognosi riservata. Poco dopo il ricovero, nonostante i tentativi disperati operati dal personale medico di rianimarlo, l'operaio è spirato. Le indagini Con la morte del 57enne, sono scattate le indagini: il cantiere è stato sequestrato, i rilievi tecnici sono stati effettuati dal personale tecnico dello Spisal di Camposampiero. Con loro anche i carabinieri della stazione di Tombolo sotto la supervisione della compagnia di Cittadella a supporto. Ma saranno i registri, le mail inviate ai lavoratori e le comunicazioni ufficiali (e non) a dover spiegare come mai Stefano Tonin stesse lavorando sotto il sole a quasi 40 gradi in un orario del primo pomeriggio, vietato ai cantieri.







