SAN MARTINO DI LUPARI (PADOVA) - L'autopsia, conferita ieri pomeriggio e che la medico legale Bianca Beltrame svolgerà nelle prossime ore, e poi l'acquisizione del mansionario. Sono questi i due binari sui quali si muove l'inchiesta attraverso la quale il sostituto procuratore Marco Brusegan vuole fare chiarezza sulla morte di Stefano Tonin, il 57enne operaio stradale di Resana (Treviso) che attorno alle 14 del 24 giugno ha avuto un malore mentre stava per concludere il proprio turno di lavoro nel cantiere di via Meucci: un malore poi fatale, perché nonostante il ricovero all'ospedale di Cittadella, il 57enne è morto.

Gli accertamenti L'ipotesi principale è che si sia trattato di un colpo di calore e che nel cantiere non sia stata rispettata l'ordinanza regionale con la quale il presidente del Veneto Alberto Stefani (muovendosi sui passi di un'indicazione del governo) ha vietato il lavoro nei cantieri dalle 12.30 alle 16. È per questo che l'inchiesta ora ha come intestazione l'omicidio colposo sul lavoro. E se l'autopsia potrà dire quanto abbia influito il caldo nel malore che poi ha ucciso l'operaio di Resana, l'acquisizione da parte dello Spisal delle indicazioni e delle mansioni date al lavoratore, potranno chiarire come mai siano state violate le indicazioni. Fondamentale, sotto questo aspetto, anche la testimonianza del collega in cantiere con lui e che lo ha soccorso. Nel primo pomeriggio del 24 giugno Stefano Tonin stava lavorando ad una rete idrica di via Meucci, dove è presente un cantiere edile per la costruzione di alcune villette per conto di un privato. Dai primi riscontri l'operaio, che avrebbe compiuto 58 anni a dicembre, ha accusato un malore e non ha fatto in tempo a chiedere aiuto, crollando a terra privo di sensi. Chi era in servizio con lui ha subito intuito che le sue condizioni erano disperate e ha dato l'allarme tentando i primi soccorsi. A San Martino di Lupari sono arrivati i sanitari del Suem 118. Il 57enne di Resana, che non ha mai ripreso conoscenza dopo il crollo improvviso a terra, è stato e portato a Cittadella in prognosi riservata. Poco dopo il ricovero, nonostante i tentativi disperati del personale medico di rianimarlo, l'operaio è spirato. Con la morte del 57enne, sono scattate le indagini e il cantiere è stato sequestrato.