Un ponte tra la materia e il pixel, tra la grandezza del Neoclassicismo e le frontiere del digitale. Inaugura domani alle18 nei rinnovati spazi del civico 1 di via Eugenio Chiesa, la mostra ‘Canova, Thorvaldsen, Bartolini e i Maestri Carraresi dell’Ottocento’. L’esposizione accende i riflettori su quindici capolavori i della gipsoteca dell’Accademia. Si tratta di un patrimonio storico-artistico di inestimabile valore, che nato con finalità didattiche per gli studenti, è diventato una vera e propria collezione museale, comprendente calchi, modelli e repliche di opere della scultura neoclassica e ottocentesca. Il percorso espositivo offre una panoramica unica della grande scultura, unendo i giganti Antonio Canova e Bertel Thorvaldsen a Maestri legati a doppio filo alla tradizione carrarese come Lorenzo Bartolini, Pietro Tenerani e Carlo Finelli. Fino ad oggi la fruizione di questo immenso tesoro è rimasta limitata da vincoli logistici e di conservazione. La risposta a questa sfida è un innovativo progetto pilota in progress di musealizzazione phygital (fisica e digitale insieme).
L’obiettivo è duplice: tutelare i fragili gessi storici e, al contempo, renderli accessibili a un pubblico globale attraverso le nuove tecnologie. L’operazione si inserisce nella cornice del progetto Pnrr ‘Com’. L’iniziativa che vede l’Accademia capofila, è parte di un ambizioso programma di rigenerazione urbana finalizzato a trasformare Carrara in un museo diffuso. Il successo dell’allestimento è il frutto di un’importante sinergia fra la cratrice scenografa Francesca Montinaro, il restauro e la movimentazione delle opere di Miriam Ricci e Carlo Sassetti, mentre la digitalizzazione è stata sviluppata da Elmar Giacummo. L’intero percorso è stato supervisionato e seguito con rigore dalla Soprintendenza rappresentata da Katiuscia Quinci. L’appuntamento di domani segna un passo fondamentale per il futuro culturale di Carrara, ridefinendo il modo in cui la città dialoga con il proprio passato artistico e con le tecnologie del futuro. L’Accademia dimostra così che la tutela della memoria non deve per forza coincidere con la sua chiusura in un caveau, ma può diventare il motore pulsante di una rinascita urbana capace di parlare ai cittadini e ai visitatori di tutto il mondo attraverso un linguaggio contemporaneo.









