Da Antibes, dove duetta e cinguetta con Emmanuel Macron, Meloni accredita la spiegazione meno contundente di quella esplosiva dichiarazione di Mark Rutte che la ha messa nei guai a casa e ancor di più all’estero. «Penso che volesse preparare al meglio il prossimo vertice Nato», lo giustifica, aggiungendo però che si dovrebbe «essere prudenti quando si parla di queste questioni». In privato i giudizi che fioccano dagli spalti del governo italiano dicono la stessa cosa in gergo meno diplomatico: piaggeria e superficialità.

IL MINISTRO della difesa Crosetto, poco prima, era stato molto più ruvido: «Le parole a ‘caso’ del segretario della Nato, inopportune e superflue, amplificate da un approccio politico interno sempre pronto a danneggiare l’Italia pur di colpire il governo, stanno generando una tempesta in un bicchiere d’acqua sul piano interno, ma rischiano di produrre conseguenze ben più serie sul piano internazionale». La conseguenza in questione è la tempesta diplomatica con Teheran. Prima della guerra i rapporti erano ottimi e assai utili. Ricucirli, ora che l’Italia è con la Romania il solo paese indicato apertamente da Rutte come co-responsabile dei bombardamenti, non sarà facile. Tajani ci ha provato subito, attaccandosi al telefono con l’omologo ministro degli esteri iraniano Araghchi. Giorgia giura che è andata bene. Chissà se è vero o se si tratta di un classico wishful thinking, o pia illusione che dir si voglia: «Noi abbiamo solo rispettato i nostri impegni per attività non cinetiche e quando ci sono state richieste che esulavano da quel perimetro non abbiamo concesso l’autorizzazione. Rutte lo ha confermato. Tajani ha parlato col ministro e mi pare che l’Iran lo abbia compreso». Con le dita strettamente intrecciate pregando che sia proprio così.