Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiIn copertina sull’ultimo numero di Der Spiegel campeggia il titolo Unser Krieg gegen Russland, la nostra guerra contro la Russia.
In piccolo, il sottotitolo precisa che ricorre l’anniversario dell’Operazione Barbarossa, 85 anni fa la Germania nazista attaccò l’Unione Sovietica di Josef Stalin, non la Russia, e l’esercito commise crimini di guerra.
Il settimanale gioca sull’equivoco. Alla prima occhiata, il possibile lettore pensa a quanto avviene oggi. Di continuo i tedeschi vengono ammoniti, i sacrifici per il riarmo sono necessari, Vladimir Putin potrebbe attaccare la Germania e i paesi della Nato entro il 2029.
Il lungo articolo all’interno ricorda le stragi compiute dall’esercito tedesco, i colpevoli dei crimini non furono solo le SS. Il passato non va dimenticato, ma Der Spiegel non rivela nulla di nuovo. Oltre 30 anni fa, l’Institut für Sozialforschung, l’istituto per la ricerca sociale, organizzò una mostra itinerante sulla Wermacht, denunciando i crimini computi tra il 1941 e il 1944 dall’esercito tedesco. Nella Germania riunita da tre anni non tutti lo sapevano, soprattutto i tedeschi della Ddr, appena scomparsa dopo la caduta del muro. In due anni, la mostra fu presentata in 33 città, suscitando spesso proteste.










