<p>Alla Porte de Saint-Cloud lo spazio si apre come un grande quadrato vuoto, quasi un vuoto scenico pensato per essere abitato dal suono prima ancora che dagli abiti.
Il silenzio iniziale è attraversato dal respiro della natura: cinguettii, fruscii, una foresta che sembra avvicinarsi lentamente.
Poi entra il <em>Prélude à l’après-midi d’un faune</em> di <strong>Claude Debussy</strong>, e tutto si allinea a una dimensione sospesa, tra sogno e memoria coreografica. </p> <p>Il primo modello appare senza rotture, come se fosse sempre stato lì.
Piume tra i capelli, corpo asciutto, una presenza fragile e insieme scolpita.
Indossa raso di seta che scivola sul corpo come una lingerie maschile reinterpretata, mai esibita ma appena suggerita.








