Gli allarmi della mediatrice culturale Carmen Florea di “Tendiamo le Mani” dopo l’incendio tra le baracche di Corigliano-Rossano che ha causato 4 feriti
Quando giungono le immagini di com’erano prima le baracche e le tende dei braccianti andate e fuoco, la prima cosa che ci si chiede è: ma in che razza di Paese viviamo davvero? L’onorabilità di una nazione come l’Italia, il decoro di una regione come la Calabria, la nostra stessa dignità di persone umane, sbatte violentemente il muso contro le foto a corredo di un’evidenza pubblicamente e formalmente denunciata da Carmen Florea – mediatrice culturale all’interno del progetto Su.Pr.Eme.2 e referente per il territorio della comunità romena – già il 7 dicembre scorso, attraverso organi di stampa locali.
Non c’è molto da pensare. Ci sono solo fatti di cui prendere atto. Raccontati da chi era lì, sul posto, tra la puzza di bruciato e le sterpaglie, a “tendere una mano”.Proprio così, come cita il nome della sua associazione: “Tendiamo le Mani”. «L’area dell’insediamento informale di Schiavonea è stata presidiata in permanenza attraverso un’azione costante e quotidiana di outreach sul campo», dice Carmen. Le gravissime condizioni di vulnerabilità – compreso il rischio estremo per l’incolumità pubblica – erano stati palesati, resi noti, dichiarati, urlati in un preciso allarme istituzionale in cui si chiedeva «di passare dall’approccio emergenziale alla prevenzione strutturale».







