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Il giorno dopo è il tempo del silenzio. Un silenzio irreale, rotto soltanto dal calpestio dei tronchi lasciati intatti e dal rumore dei mezzi impegnati nella bonifica. La città delle Terme si è risvegliata con il volto sfigurato dagli incendi che hanno devastato il territorio lasciando dietro danni che, almeno per ora, è impossibile quantificare. Ci vorranno giorni, forse settimane, per comprendere l'entità del disastro ambientale. Intanto, ciò che resta davanti agli occhi è un paesaggio lunare: ettari di macchia mediterranea ridotti in cenere, alberi carbonizzati, campagne annerite e carcasse di animali selvatici ormai irriconoscibili, vittime innocenti di un rogo che non ha risparmiato nulla.

Le immagini della lunga notte di fuoco raccontano di una comunità che ha scelto di non arrendersi. Accanto a vigili del fuoco, carabinieri forestali, uomini di Calabria Verde e volontari della protezione civile, c'erano decine di cittadini armati soltanto di pale, tubi dell'acqua e tanto coraggio. Al centro del coordinamento il sindaco Giampaolo Iacobini, con quella polo rossa che sembrava confondersi con il colore delle fiamme che avanzavano minacciose verso il Santuario della Madonna della Catena, uno dei simboli più cari della città. In quelle ore si è sfiorata la tragedia. Lo racconta Francesco, ancora incredulo per essere riuscito a salvarsi insieme ai suoi amici. «Un albero ha attutito l'onda d'urto carica di fuoco provocata dall'esplosione di una bombola di gas nascosta tra la vegetazione a pochi metri da noi. Eravamo lì nel tentativo di contenere le fiamme in attesa dell'arrivo dei vigili del fuoco, senza sapere che a pochi passi c'era un pericolo mortale. Oggi possiamo raccontarlo. Sarebbe bastato un attimo perché tutto finisse in tragedia». Poi lo sfogo, amaro: «Complimenti a chi ha appiccato il fuoco: questa volta si è davvero impegnato. La stupidità delle persone non ha limiti».