Voghera. «Lo sa cos’è la povertà energetica? È quel fenomeno per cui, con i rincari delle forniture che ci sono stati negli ultimi anni, le famiglie non riescono più a pagare le bollette. In Italia sono il 9% del totale. Con la Soms di Voghera abbiamo studiato un progetto per combatterla: trasformeremo delle case del primo Novecento in appartamenti che conserveranno l’estetica dell’epoca, ma saranno tutti in classe A. Così, le persone svantaggiate che verranno ad abitarci, spenderanno pochissimo sia di affitto che di utenze». Lo racconta, davanti alle carte di una piccola grande impresa edilizia, l’architetto Massimo Giuliani di Pavia, ovvero il professionista (lo stesso che sta curando la stesura del Pgt di Vigevano, e che ha partecipato ad altri progetti importanti in provincia come il restauro della chiesa di Santa Maria Gualtieri a Pavia o il recupero del retro del Broletto) scelto dalla Società operaia di mutuo soccorso di Voghera per il visionario recupero delle case operaie di via Del Popolo e via Dante. L’operazione Visionario perché pieno di rischi (in primis economici) ma anche perché si propone di autofinanziare con la vendita di 24 appartamenti (che verranno ristrutturati con criteri filologici e alti standard qualitativi) la ristrutturazione di altri 24 appartamenti da destinare alle famiglie in difficoltà. L’operazione parte con un autofinanziamento dei soci Soms e con la ricerca di una ditta disposta ad anticipare parte delle spese, e verrà quindi condotta con estrema cautela. In questi giorni, l’architetto sta completando il progetto esecutivo (che dovrebbe essere consegnato entro metà luglio) così che durante l’estate si possa trovare la ditta a cui far realizzare (a questo punto in autunno) i primi due alloggi. Case d’epoca 2.0 «Solo due, di mostra – spiega l’architetto, che sta seguendo il progetto insieme a un team composto dall’architetto Riccardo Genta, l’ingegnere Luigi Baldini, l’impiantista Francesco Micheletti e il direttore dei lavori Simone Barbieri. –. Innanzitutto perché queste sono case soggette al vincolo della soprintendenza, inserite in un contesto storico, che verranno recuperate mantenendo tutto in base ai disegni originali dell’epoca. Il pavimento è in marmette bianche e nere a scacchi, le scale hanno ancora i corrimano in legno e ghisa, i serramenti avranno vetri più spessi ma rimarranno gli stessi. Le metrature sono risicate (65 metri quadrati per appartamento) e non trattabili, non c’è modo di unirne più di uno. Non c’è il garage, né abbiamo intenzione di prevedere posti auto: il grande cortile interno rimarrà un’area verde, e ciascuno avrà il proprio giardinetto e la propria verandina, in quelli che una volta erano gli orti degli operai». Insomma, chi vuole una di queste casette, dall’aspetto antico ma modernissime, dovrà prenderle così come gli vengono vendute, senza spazi di manovra. Sarà proprio scritto nel contratto. Ma solo due anche perché bisogna calcolare bene tutti i costi. Le trovate energetiche «Questa struttura, costruita più di un secolo fa, è stata fatta per durare, e gli interventi che andiamo ad apporle sono pensati con lo stesso obiettivo». E da qui, un efficientamento energetico che guarda al futuro: «Per coibentare abbasseremo i soffitti, che adesso sono alti tre metri e mezzo, e useremo quell’intercapedine per far passare tutti gli impianti, così da non dover spaccare nulla. Ma la vera rivoluzione avverrà nelle cantine, che con il pavimento in terra battuta e le volte altissime, mantengono tutto l’anno una temperatura di circa 12 gradi. Noi le sfrutteremo canalizzando quell’aria (che è più fresca d’estate e più calda d’inverno) per alimentare una pompa di calore. C’è anche un progetto per l’isolamento del sottotetto, ma pensiamo di farlo direttamente insieme ai futuri inquilini: li coinvolgeremo in un sistema fai da te che però funziona molto bene, per renderli consapevoli di quanto poco a volte basti per risparmiare».