ANSAcom - In collaborazione con
Assocarta
Nel 2025 i consumi nazionali del settore cartario italiano sono aumentati del 3,3%, raggiungendo 10 milioni di tonnellate, mentre la produzione si è ridotta del 2,2% (7,8 milioni di tonnellate) e il fatturato è diminuito del 5,2% (7,9 miliardi di euro), lasciando sempre più spazio alle importazioni, cresciute del 7,5%. Le esportazioni hanno registrato un calo del 3,5%. È quanto emerge dalla relazione presentata nel corso dell’assemblea pubblica di Assocarta a Roma, in cui, in particolare, è stato sottolineato come le maggiori contrazioni della produzione cartaria abbiano interessato le carte per usi grafici (-10,3%), seguite dalle carte per usi igienico-sanitari (-2,2%) e dal packaging (-0,3%), mentre solo il comparto delle specialità ha registrato una lieve crescita (+1,4%). “L’Italia si conferma tra i protagonisti del settore – ha spiegato il presidente di Assocarta Lorenzo Poli –, che contribuisce per il 2,4% al valore aggiunto del manifatturiero nazionale, con un'incidenza superiore a quella registrata in Germania e Francia”. A pesare sulla competitività del settore è però l’effetto dei costi energetici e il sistema Ets. “Per questo – ha proseguito Poli – chiediamo alla Commissione europea di rivedere i benchmark Ets, che rischiano di compromettere la competitività di un settore che ha investito concretamente in circolarità e decarbonizzazione”. “La riduzione del 50% dei benchmark Ets – ha proseguito – farebbe aumentare il peso dei costi della Co2 da circa 1 miliardo di euro nel quinquennio, pari al 10% del valore aggiunto, fino al 13%, mentre già oggi l'Ets incide per quasi il 4% del fatturato di un'industria che opera con impianti utilizzati solo al 75% della capacità produttiva. A questo si aggiunge un costo del gas che nel 2025 ha raggiunto l'11,6% del fatturato e che, con le recenti tensioni internazionali, potrebbe attestarsi tra il 15 e il 20% nel 2026”. Per Assocarta, “pur utilizzando per il 70% carta proveniente dalla raccolta differenziata, l'Italia esporta circa un quarto di questa materia prima, che viene trasformata all'estero e reimportata come prodotto finito. Una dinamica che lascia inutilizzato il 25% della capacità nazionale di riciclo, con un costo stimato di 1,4 miliardi di euro e una perdita di circa 1.400 posti di lavoro”. Il comparto cartario, secondo i dati presentati durante l’assemblea, genera un valore di oltre 26 miliardi di euro, pari all'1,2% del Pil nazionale, e coinvolge oltre 162.000 addetti distribuiti in circa 15.400 imprese. A livello europeo, l'Italia si conferma il secondo produttore di carte e cartoni, al pari della Svezia e dopo la Germania, il secondo utilizzatore di carta da riciclare e il primo produttore di carte per usi igienico-sanitari.







