Ad accogliere i carabinieri in strada, alle 3,40 della notte tra mercoledì e giovedì, è il nipotino del proprietario di casa: un appartamento di via Ghini in cui vivono in dieci. «C’è un ragazzo che ha bussato alla porta, gli è stata aperta e poi ha picchiato tutti», ripete per due volte il testimone, dodici anni appena. Ma quando i militari della compagnia Monforte e della stazione Vigentino entrano, la scena che si trovano davanti è diversa. Ed è quella di un delitto. A terra, a torso nudo e con addosso soltanto dei bermuda, c’è il presunto aggressore: Ricardo Junior Salinas Radahelly, 39enne peruviano, arrivato in città e in quell’appartamento (pare) poco più di un mese fa.
Addosso a lui ci sono quattro uomini, tutti suoi coinquilini: Hugo H., il 50enne proprietario dell’abitazione, Lenner Leonel C.T., un anno più giovane, Jorge Armando G.B., 46 anni e il 34enne Edwig Jeus M.O. Qualcuno gli tiene ferme le gambe, mentre altri gli bloccano le mani in realtà già paralizzate con una maglietta nera stretta ai polsi. Tale il vigore che i carabinieri faranno fatica a sciogliere il nodo. Accanto a Ricardo Junior, che in bocca ha un lungo fazzoletto bianco sporco di sangue, lo stesso che verosimilmente lo ha ucciso soffocandolo, c’è invece il 25enne Ronald Renzo R.R., il nipote del padrone di casa. Quando i militari gli intimano di togliere lo straccio dalla bocca della vittima, egli stesso ammette che «sta diventando viola». I soccorsi non servono a nulla, perché quando il 39enne arriva al Policlinico i medici non possono far altro che constatarne il decesso. I cinque uomini vengono tutti arrestati, d’intesa con il pm Barbara Benzi, con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale: con le loro azioni hanno accettato “il rischio dell’evento morte”.









