Tre mesi fa un altro ragazzo — Mamoud Diane, 19 anni, origini ivoriane — è stato ucciso con una coltellata in strada, in via Monte Rosa a Barriera di Milano, per motivi legati alla droga e il suo omicidio a oggi è senza colpevoli. In realtà ci sono da tempo 11 indagati per la sua morte a cui viene contestata la rissa aggravata, identificati sin da subito dai poliziotti della squadra mobile che hanno sequestrato le immagini delle telecamere della zona: quelle installate dai privati fuori dalle case e dalle attività e i video realizzati dai residenti dai balconi.

Ma il gip di Torino ha rigettato la richiesta di misura cautelare per gli 11: mancava «l’evento soggettivo dell’evento morte», da un lato c’erano dei dubbi sulla volontà di uccidere da parte di chi ha sferrato la coltellata (anche se veniva loro contestata la rissa e non il tentato omicidio), e poi dai video non era chiaro chi fra i partecipanti l’avesse materialmente accoltellato. Erano tutti lì quella notte e ora sono a piede libero.

Gli inquirenti per settimane hanno lavorato per ricostruire la “pellicola” dell’omicidio in diretta in quei duecento metri fra il bar dove è partita la rissa e il civico 18 dove Diane si è accasciato: una tecnica già utilizzata per identificare la baby gang che lanciò la bici dai Murazzi del Po. Anche quella volta furono gli “occhi” di varie telecamere di Comune, negozi e di un distributore automatico a dare un nome ai volti di adolescenti che, dopo avere lanciato la bicicletta che piombò sullo studente Mauro Glorioso rendendolo tetraplegico, scapparono ridendo, incuranti del male appena fatto. Ma per Mamoud Diane non si ancora arrivati a una soluzione. Era il 2 maggio scorso. «Per quasi tre mesi mio figlio è rimasto in un frigo» ha lanciato l’appello il padre, Sori Diane. «Mi veniva ripetuto che, per ragioni di indagini, non c’era il nullaosta». Il corpo era sotto sequestro perché non era ancora stata eseguita l’autopsia. Dopo l’appello del papà l’incarico è stato conferito.