La storia del calcio, in fondo, è la storia dei grandi campioni; e quella di Neymar, a suo modo, è speciale: vittorie, sconfitte, grandi successi, gravi infortuni e la capacità di rialzarsi. Ma c'è anche lo 'zampino' di Carlo Ancelotti che, giunto sulla panchina dei verdeoro, lo ha voluto fortemente in Nazionale, incoraggiandolo ma anche mettendolo al riparo da critiche o facili entusiasmi per poi finalmente buttarlo nella mischia al momento giusto. Così le lacrime per il rientro in campo di 'O Ney', come è chiamato in Brasile con un chiaro riferimento a Pelè', riescono addirittura a mettere in secondo piano la doppietta di Vinicius Junior per la vittoria della Selecao contro la Scozia. L'attaccante del Real resta un punto di riferimento tecnico ma Neymar è il leader 'morale' della squadra. Questo è il ruolo che Ancelotti gli ha cucito addosso, sapendo anche cogliere il desiderio dei tifosi brasiliani.

E' il 76' dell'incontro quando il quarto uomo alza la lavagnetta luminosa con il numero 10 che annuncia il suo ingresso: dal SoFi Stadium di Los Angeles si alza un boato. Le gradinate sembrano quelle di un sambodromo di Rio. "Ney-mar! Ney-mar!", urlano da alcuni minuti i tifosi, non soltanto quelli brasiliano: Ancelotti poco pirma aveva fatto segno al campione di scaldarsi. Neymar è pronto. Entra, alza una mano verso il pubblico, poi si ferma un istante, sufficiente a far esplodere un'altra ovazione. Sicuramente l'ex stella del Barcellona avrà pensato al suo ultimo incontro con la maglia verdeoro nel 2023 quando, al 44' della partita contro l'Uruguay, si rompe crociato e menisco. Aveva 29 anni e la sua carriera sembrava terminare in quel momento. Ma da quelle lacrime amare è passato a quelle di gioia di Los Angeles. "Non dimenticherò mai questo momento. Ho passato mesi difficili, ma oggi ho sentito che il calcio non mi ha abbandonato", ha detto.