Risultati sotto le stime e rilancio ancora in stallo in un contesto di crescita della competizione. Il riassetto di H&M inizia a migliorare i margini, ma non basta ancora a cucire una vera ripresa delle vendite. I conti del secondo trimestre hanno deluso le attese e pesato sul titolo a Stoccolma, arrivato a perdere oltre il 5% nel corso della seduta.

Il fatturato è sceso del 3,3% a 54,83 miliardi di corone svedesi, sotto il consenso, mentre l’utile netto è rimasto stabile a 3,96 miliardi. L’utile operativo, pari a 5,91 miliardi, è risultato inferiore alle stime, anche per effetto di costi straordinari legati alla ristrutturazione. Al netto di queste voci, però, l’Ebit sale dell’11% a 6,59 miliardi, con un margine lordo in miglioramento al 56,6%.

Il ceo Daniel Ervér ha spiegato che la gestione più rigorosa delle scorte ha sostenuto la redditività, ma in alcuni casi ha limitato la capacità di soddisfare pienamente la domanda. Il gruppo vede quindi margini per migliorare l’equilibrio tra disponibilità e richiesta.

Resta però il nodo della crescita: le vendite di giugno sono attese stabili, un segnale debole per gli analisti. Tra domanda incerta, pressione di rivali low cost, come anche del guppo Inditex e cambiamenti del comportamento dei consumatori, il turnaround di H&M appare instabile.