È bastato che l’aria calda del sole annunciasse l’esplosione dell’estate ed ecco che i gommoni strapieni di immigrati si sono rituffati in mare per riprendere la cavalcata sulle onde di un Mediterraneo che è sempre pronto ad ingoiare corpi inermi di grandi e piccini in cerca della terra promessa.
Già. Ma chi è stato a prometterla questa terra? Si sente dire soltanto che la gente scappa dalle guerre e che noi (soprattutto italiani) abbiamo l’obbligo di aiutarli, accoglierli sulle nostre coste, portarli nelle città e nei paesi disseminati lungo tutto lo Stivale e provvedere pure al loro mantenimento. Facile, no? Basta sentire i soloni della solidarietà che affollano i talkshow televisivi da mattina a sera. «Anche se l’Europa ci ha soli lasciati per molto tempo, noi non possiamo girarci dall’altra parte, la vita umana è sacra», dicono.
E hanno ragione. Lo diceva Papa Francesco e lo ripete di continuo Papa Leone XIV, ma non risulta che nei tanti palazzi di proprietà vaticana sia mai stato alloggiato un solo povero cristo.
Ma, l’Italia è nelle condizioni economiche, logistiche e sociali di affrontare da sola un’emergenza che sembra non finire mai? Certo che no. Lo ripetono tutti da troppo tempo, politici e sociologi, però solo adesso Bruxelles sembra essersi finalmente svegliata.










