Alla fine degli Anni '80 il Giappone stava vivendo la sua epoca dorata. L'economia correva senza freni e i costruttori nipponici volevano dimostrare la propria superiorità tecnologica anche nel mondo delle supercar stradali. Sono di quel periodo il prototipo Honda NSX, un grandissimo successo con oltre 18mila esemplari prodotti. Ma anche i concept Mitsubishi HSX e Toyota 4500G, tutti svelati al Salone di Tokyo del 1989 sull'onda emotiva della presentazioni proprio in Giappone del capolavoro di Pininfarina, la Ferrari Mythos su base Testarossa. Un sentiment che aveva coinvolto anche il magnate Yoshikata Tsukamoto proprietario del colosso tessile Wacoal Corp che, in jv assieme a Dome celebre costruttore giapponese di auto da corsa guidato da Minoru Hayashi, avviò il progetto Jiotto Caspita nel 1988 proprio per poter conquistare il palcoscenico del Tokyo Auto Show. Il nome del brand - che suonava esattamente come quello del grande pittore Giotto - era legato ad una linea di abbigliamento maschile d'alto livello della Wacoal - l'azienda finanziatrice dell'iniziativa - incentrata su abiti sartoriali, occhiali, borse e accessori di lusso. Questa hypercar, riferiscono le cronache dell'epoca, fu concepita dai presidenti di Wacoal e Dome come l'oggetto-icona ("image leader") per promuovere a livello mondiale questo nuovo marchio di moda. Per questo motivo vennero creati a Kyoto la joint-venture Jiotto Inc e lo studio di stile indipendente Jiotto Design. Il nome Caspita, fu scelto invece come omaggio alla lingua italiana e per legarsi alla esclamazione utilizzata per esprimere grande meraviglia, sorpresa improvvisa o profondo stupore di fronte a qualcosa di eccezionale. Tutto questo ribadiva il legame dei creatori giapponesi dell'auto con l'Italia, un atteggiamento confermato anche dalla scelta del 12 cilindri dalla Motori Moderni di Carlo Chiti.