Abbiamo a lungo immaginato l’acqua delle profondità terrestri come una presenza antica, trascinata nel sottosuolo dalle rocce e custodita per milioni di anni nella crosta e nel mantello. A quanto pare non è così. Perché c’è una nuova scoperta, con implicazioni sulla genesi dei magmi, sulla sismicità e persino sulla ricerca di vita extraterrestre, che suggerisce uno scenario diverso: l’acqua, laggiù, può anche formarsi. L’incontro tra idrogeno molecolare e minerali privi d’acqua è infatti capace di generare nuove molecole di H₂O, modificando la chimica e il comportamento delle rocce. Una reazione semplice, ma dalle conseguenze profonde: può contribuire a sostenere ecosistemi microbici nascosti e ampliare i luoghi nei quali cercare la vita. Presentata attraverso uno studio su Science Advances, la nuova evidenza - spiega a Green&Blue Alberto Vitale Brovarone, professore al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell'Università di Bologna e primo autore dello studio – “mette in discussione una parte consistente degli attuali modelli sul ciclo geologico dell’acqua nelle profondità della Terra, che si basano le teorie sul funzionamento dinamico del pianeta e sulla sua abitabilità negli ultimi 4 miliardi di anni”. Con risvolti dal potenziale elevatissimo, anche in tempi di climate change e siccità: “Del resto alla vita serve acqua, e qualunque processo possa metterla a disposizione della vita può essere fondamentale”, annota Brovarone.