Volodymyr Zelensky sta manifestando in tutta evidenza la sua difficoltà politica e militare e che lo conduce ad alzare il livello dello scontro-confronto con la Russia estendendolo, in un moto d’animo che appare lontanissimo dalla razionalità, quasi a voler tentare di attivare uno scontro più ampio col coinvolgimento dell’Alleanza atlantica.
Assai probabilmente, possiamo ritenere che la prospettiva del presidente ucraino rientrerebbe nella ricerca dello scontro con la Bielorussia e che, come prima immediata conseguenza, ha prodotto la dura reazione della Federazione Russa, dichiarando di essere «pronta a difendere l’alleato bielorusso in caso di prosecuzione dell’escalation».
Negli ultimi giorni abbiamo, inoltre, assistito al pressing esercitato da Zelensky sulla Bielorussia ‘colpevole’, che ha accusato Lukashenko di aver installato quattro ripetitori vicino al confine ucraino in modo da consentire le comunicazioni tra i droni che bombardano il territorio ucraino e le stazioni avente base in Russia. Il tono di minaccia è da ultimatum: «Hanno una settimana di tempo. Devono smantellare i ripetitori. Se non lo farà Lukashenko lo faremo noi». Zelensky non poteva essere più perentorio (e provocatorio) di così.











