È una sala chirurgica vera e propria, solo che il paziente sdraiato sul lettino — che suda, piange e si lamenta — è un “robot”. Succede al centro di simulazione del Sant’Orsola, che ha inaugurato ufficialmente ieri al padiglione 25, dopo mesi di rodaggio, con robot di ultima generazione acquistati grazie a 500mila euro di fondi Pnrr. Mille metri quadrati, con due sale operatorie e altrettante stanze di debriefing, una cabina di regia, uno spogliatoio, un reparto di degenza e una terapia intensiva, nell’ex padiglione Covid (che prima ancora era stato, per anni, il blocco chirurgico dell’ospedale).

È una palestra per medici, di fatto. Ma anche per operatori sanitari, studenti e specializzandi che qui si esercitano nelle intubazioni (con dei pannelli che segnano in rosso quando si fa male al paziente) e nelle manovre salvavita su “bambolotti” adulti, bambini e neonati. Come Emma, il piccolo simulatore di neonata, con capelli neri in stile afro, cappellino bianco, tutina rosa e ancora il cordone ombelicale attaccato. Emma piange e si lamenta se “sente” male. Così come Hal, quella che gli operatori del centro definiscono «la nostra Ferrari», un simulatore top di gamma che da solo vale 200mila euro: sdraiato sul lettino sembra un uomo, si muove, ricambia la stretta di mano, è in grado di parlare, di aprire e chiudere gli occhi, di dilatare le pupille, di sudare e di piangere. Gli si può fare l’elettrocardiogramma, perché simula i parametri vitali e anche le alterazioni cardio-polmonari.