Dopo un dibattito lunghissimo, a tratti estenuante, sovente polemico, è stato firmato al ministero della Sanità l’accordo che regola la presenza dei medici di famiglia nelle Case di comunità: quello che resta della “Riforma Schillaci” (dal nome del ministro), osteggiata da una parte della categoria e, dai e dai, divisiva anche per la maggioranza di governo. La defatigante intesa è stata sottoscritta dalla Sisac, in rappresentanza delle Regioni, e dai sindacati FIMMG e FMT. Che cosa prevede l'accordo: presenza dei medici tra le ore 8 e le 20 L’accordo, che ha rimpiazzato il decreto ad hoc più volte evocato dal ministro, è sostanzialmente un compromesso: per alcuni un risultato, per altri al ribasso. Prevede un obbligo per i medici di famiglia fino a 6 ore settimanali per 48 settimane annue nelle Case di Comunità, le strutture che stanno sorgendo in tutta Italia, prevalentemente finanziate con fondi europei Pnrr, tra le ore 8 e le 20, con un turno di almeno 3 ore continuate. Per ciascuna ora di attività ai medici è garantito un compenso di 38,72 euro. Per garantire la continuità dell'attività, ha spiegato la Conferenza delle Regioni, sarà compito della singola Azienda sanitaria definire il fabbisogno orario della struttura, dopo aver impiegato il personale già assegnato ad attività orarie e consultato il referente dell'Aft (Aggregazione Funzionale Territoriale), ove presente, distribuendo le ore residue tra i medici operanti nel territorio della Casa di Comunità.