Basta il nome. Stavolta no. Ci mettiamo un attimo a capire che quello che c'è scritto su Wikipedia, dopo quel nome... Ambra, non basta. La preparazione per questa intervista è lo sguardo puntato avanti, alla prossima fermata del bus della vita, anche se ancora non la vede neanche lei. Che poi è Ambra Angiolini.
Sta girando l'Italia con una terza stagione di La misteriosa scomparsa di W, testo di Stefano Benni che le venne “affidato” da Giorgio Gallione, davvero un guru del teatro contemporaneo italiano (da Gaber a Elio, da Marcorè a Bisio: quante contaminazioni da sold out). Sarà alla Casa del Jazz di Roma il primo luglio, ma il percorso è quello degli spettacoli “scavalcamontagne”, la provincia e le grandi platee, dall’Alpi alle Piramidi.
Una battaglia dopo l’altra, verrebbe da dire. Stavolta, però, c'è un’assunzione di responsabilità totale, forse introduttiva a una di quelle fermate che ancora non si vedono all’orizzonte di Ambra, ma che sono già lì.
«Regista di un gruppo che affianca il mio monologo: il Collettivo Ambra. Voglio essere monologhista, ma non una che parla da sola. In W, all’inizio del percorso, che non era certo il mio inizio a teatro che è quasi un “sempre” per me, c’era una donna in pezzi che uscita dal grembo dopo una visione dello stupendo della vita, si prende presto una sportellata in faccia da chi ti dice carina, ma poi appena riesci ad andare da sola sul triciclo ti insulta e ti dà della p... Ora dalla donna in pezzi nel mondo che la insulta, siamo al mondo che la brocca l'ha proprio persa».








