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Paolo Tomaselli, inviato a Foxborough
La Coppa senza Azzurri un danno per i commercianti locali, per l'ambiente in Patria, e per i discorsi sulla Playstation anziché sulla tattica. E chissà se qualche Notte magica l’avremmo vissuta
DAL NOSTRO INVIATOFOXBOROUGH — Che Mondiale avrebbe fatto l'Italia al posto della Bosnia, che chiude terza nel girone dietro a Svizzera e Canada? Ce lo chiediamo solo noi, perché solo noi viviamo di ricordi: il Gillette Stadium è nato nel 2002 al posto del Foxboro Stadium, dove Roberto Baggio fece scendere l'Italia dall'aereo, battendo la Nigeria agli ottavi di Usa 94. E poi l'altro Baggio, Dino, qui stese la Spagna ai quarti. La parolina magica «Baggio» resta un linguaggio universale, masticato nell'Italian market di Boston e a Little Italy, a Manhattan. In tv Roby compare in continuazione, nella pubblicità delle figurine, mentre recita l'unica frase del suo copione made in Usa: «Non c'è più il Codino?».
Non c'è più. E nemmeno tutto il resto, perché chi vende souvenir non ha la maglia azzurra sul bancone e negozianti, camerieri e avventori storici di questi angoli sempre più posticci di italianità oramai sono di terza generazione: «La festa per il Mondiale 2006 però ce la ricordiamo bene. La Coppa senza Italia per noi è un danno, sentimentale ed economico. Ma la gente ci sta facendo l'abitudine» raccontano con pragmatismo i ristoratori di Mulberry Street, nel cuore di New York. E anche chi frequenta il Mondiale, dai tifosi agli addetti ai lavori non sente più la mancanza dell'Italia: alla terza volta di fila ormai è una consuetudine.






