Il mio amico Camillo Langone ha scritto sul Foglio delle peripezie di domenica scorsa a Manfredonia, nella vana ricerca di una chiesa aperta dove sentir messa. Il giorno prima, a Marsala, nel giro di pochi metri io ne avevo visitate tre, una più bella dell’altra, la chiesa del Purgatorio, la chiesa dell’Addolorata e il Duomo, altresì chiesa madre dedicata a San Thomas Becket.

Siccome, a differenza di Langone, sono disinteressato alla cerimonia liturgica, non mi sono chiesto se nelle tre chiese dicano messa e quante volte e quanta gente vi assista. Ma mi sono chiesto, come spesso mi accade, che ce ne faremo di tante chiese sempre meno frequentate sia da preti sia da fedeli (e infatti ho poi scoperto che la chiesa del Purgatorio è adibita ad auditorium).

In Italia – censimento della Conferenza episcopale – le chiese sono quasi 67 mila. Ma poi ce ne sono altre: chiese degli ordini religiosi, delle confraternite, dello Stato, private. In totale, a spanne, più di centomila. Un enorme patrimonio architettonico, artistico e culturale in gran parte inutilizzato, e così talvolta vi si insediano biblioteche o musei o mense per i poveri o centri d’accoglienza, pure hotel e ristoranti. Capita, per ora non di frequente, che diventino persino moschee: la chiesa di San Paolino dei Giardinieri a Palermo, oppure l’ex cappella degli Ospedali riuniti di Bergamo, che i musulmani si sono aggiudicati ma su cui insiste una vibrante disputa legale con la Regione a presidenza leghista. Ogni volta l’ipotesi di convertire una chiesa in moschea è accolta dallo scandalo, e ogni volta penso a quanto sia indicativo scandalizzarsi non per il vuoto che si lascia ma perché altri lo riempiono.