Il sindaco Pierluigi Peracchini alla presentazione degli atti conservati nella biblioteca Mazzini . L’intervento ha riguardato un corpus di 55 elementiRicevi le notizie de La Nazione su GoogleSeguiciIl patrimonio storico cittadino ha recuperato una delle sue testimonianze più preziose grazie al restauro integrale del Fondo Pergamene conservato nella biblioteca Mazzini. L’intervento ha riguardato un corpus di 55 atti, datati dall’XI secolo fino ai primi dell’800, che rappresentano una fonte primaria per la ricostruzione dell’identità territoriale. Il progetto, illustrato dal sindaco Pierluigi Peracchini e dalla dirigente ai Servizi culturali Rosanna Ghirri, restituisce alla collettività documenti un tempo oggetto delle ricerche dei direttori Ubaldo Mazzini e Ubaldo Formentini. "Il restauro di questi preziosi documenti – spiega Peracchini – è un modo concreto per riscoprire le nostre radici ed esplorare come la nostra città sia cambiata nel tempo, dalle istituzioni alle relazioni sociali, dal tessuto economico a quello politico, passando per la toponomastica". Il Fondo, il cui nucleo iniziale fu acquistato nel 1902 per 350 lire, offre un osservatorio privilegiato sulla vita medievale e rinascimentale del Levante ligure, con particolare riferimento al Monastero di San Venerio sull’isola del Tino. Le pergamene, studiate in passato da storici come Giorgio Falco ed Emilio Cerulli, delineano un quadro dettagliato non solo della geografia del Golfo (citando località come Albana, Varignano, Fezzano, Panigaglia, Portovenere, Campiglia, Fabiano e Marinasco) ma anche delle complesse dinamiche feudali e monastiche dell’epoca. Le operazioni di restauro, avviate a gennaio sotto l’egida della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Liguria, sono state eseguite dal laboratorio Litterae di Stefano Croce. I lavori hanno richiesto tecniche di pulitura e risarcimento delle lacune sui supporti, oltre alla realizzazione di contenitori conservativi idonei alla salvaguardia a lungo termine. Tra gli atti esposti, il più antico risale al 19 agosto 1051, con la donazione del marchese Alberto al monastero del Tino, mentre il 5 dicembre 1063 Papa Alessandro II pose il monastero sotto la protezione della Sede apostolica, menzionando le isole Palmaria, Tino e Tinetto. La collezione include inoltre documenti di natura civile, come l’atto del settembre 1201 relativo alla vendita del castello di Vezzano ai fratelli Malaspina, e la testimonianza notarile del 2 febbraio 1260, che dettaglia la concessione di una terra in località Pozallus (odierna Pozzale).