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La “Porti d’Italia Spa” preoccupa l’Anac. I principi della riforma sono anche giusti e condivisibili ma occorre stare attenti, perché l’attuale Ddl, all’esame del Parlamento, rischia di determinare plateali violazioni alle leggi sulla concorrenza e sulla trasparenza.

Giuseppe Busia, presidente dell’Autorità nazionale anti-corruzione, è stato sentito ieri in audizione dalla Commissione Trasporti della Camera. «Bene creare una regia unitaria rispetto a molte attività oggi affidate a diverse Autorità portuali – ha esordito così –, ma questo non deve avvenire a scapito di concorrenza, trasparenza, efficienza e merito. Nel disegno di legge che riordina la “governance” portuale sono state introdotte diverse deroghe sui contratti e sul reclutamento del personale, che andrebbero ridimensionate. Inoltre, prevedendo che la costituenda società “Porti d’Italia Spa” operi non solo con funzioni pubblicistiche, ma anche come soggetto di mercato, offrendo servizi di progettazione, realizzazione di opere infrastrutturali e consulenza, si rischia di falsare la concorrenza se non addirittura di violare il limite europeo dell’80% stabilito per le società “in house”». Il presidente dell’Anac ha, dunque, auspicato «una separazione societaria, non solo contabile, o l’inserimento di limiti che evitino di superare il 20 per cento di attività rivolta al mercato, secondo quanto richiesto dalla giurisprudenza europea». Inoltre, sarebbero «troppi i poteri in deroga per il reclutamento del personale».