Gli attacchi aerei condotti dal Pakistan sul territorio afghano rappresentano una delle più evidenti violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale nella storia recente della regione. Questi attacchi hanno compromesso la sovranità dell’Afghanistan e causato danni catastrofici a civili innocenti che dovrebbero essere protetti da ogni quadro del diritto internazionale umanitario. I caccia pakistani hanno ripetutamente violato lo spazio aereo afghano e condotto bombardamenti su aree civili, provocando morte e distruzione in un clima di sostanziale impunità.

L’attacco del 9 ottobre 2025 contro un mercato civile nell’area di Margha ha segnato l’inizio di questa offensiva contro la sovranità afghana. Più recentemente, nel giugno 2026, il Pakistan ha lanciato nuovi raid aerei colpendo abitazioni nelle province di Kunar, Khost e Paktika. Secondo quanto riferito dai talebani afghani, questi attacchi hanno ucciso tredici persone, tra cui undici bambini, e ferito altre quattordici persone, tutte donne e bambini. Si trattava di civili innocenti, la cui unica colpa era vivere nelle proprie case.

La catastrofe umanitaria va ben oltre questi singoli episodi. I dati della Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama) rivelano la reale portata dell’emergenza. L’Unama ha documentato trecentosettantadue civili uccisi e trecentonovantasette feriti soltanto nei primi tre mesi del 2026. Si tratta di una tragedia umanitaria di proporzioni enormi che richiede un’immediata attenzione internazionale e l’accertamento delle responsabilità. Più della metà di queste morti sarebbe attribuibile agli attacchi aerei del 16 marzo scorso contro il centro di riabilitazione per tossicodipendenti Omid, a Kabul.