BELLUNO - Zona rossa. Vale a dire rischio terremoti più elevato. In tutto il Veneto sono 11 i Comuni che ricadono in quest’area. E la maggior parte sono bellunesi. Con la nuova riclassificazione di aggiornamento delle zone sismiche, infatti, sono passati in zona 1 Belluno, Chies, Limana, Borgo Valbelluna, Ponte nelle Alpi, Tambre e Alpago, che prima si trovavano in zona 2. Ma il “trasloco” dall’area di rischio gialla a quella rossa non deve spaventare: «Per i cittadini non cambia niente, semplicemente sono richieste accortezze diverse nella progettazione e costruzione degli edifici» spiega Gianpaolo Bottacin, ingegnere ed ex assessore regionale alla protezione civile, uno che l’aggiornamento delle zone sismiche del Veneto non solo l’ha studiato a fondo, ma l’ha portato in giunta. «La differenza tra le zone va spiegata -premette l’ex assessore- Non significa che nelle zone 2 e 3 i terremoti non accadono, e neanche che in zona 1 accadono con una magnitudo maggiore. Semplicemente delineano la probabilità che avvenga un fenomeno sismico. I Comuni del Bellunese inseriti in zona 1 rientrano nell’area con una più alta probabilità di sisma, esattamente come il Friuli Venezia Giulia. Ma poi i confini geografico-amministrativi sono secchi, mentre quelli delle aree di rischio sismico sono più graduali. Per necessità, la riclassificazione -frutto di un aggiornamento periodico della protezione civile- deve tener conto dei confini dei Comuni». In ogni caso, le zone non si sbagliano più di tanto. Non per niente l’ultima scossa di terremoto, leggera, è stata registrata proprio a Chies, una settimana fa. Diverse scossette negli ultimi anni si sono concentrate sempre in Alpago. E il terremoto più distruttivo degli ultimi secoli in provincia è stato quello di Belluno e dell’Alpago del 1873: magnitudo 6.3.