«È un indicatore della direzione intrapresa dalla repressione nell’America sempre più autoritaria di Donald Trump». Lo dice Mark Bray al manifesto a proposito delle condanne comminate agli otto manifestanti accusati di essere «terroristi antifa» dopo una manifestazione di protesta davanti a un centro di detenzione Ice a Prairieland, in Texas, conclusasi con dei colpi di pistola che hanno ferito un agente di polizia. Bray è docente di storia della Rutgers University e autore di Antifa: The Antifascist Handbook, il testo che l’aveva fatto finire nelle liste di proscrizione degli attivisti di estrema destra di Turning Point Usa, all’indomani dell’omicidio di Charlie Kirk. Al punto che, poco dopo la morte dell’influencer, Bray era fuggito con la famiglia dagli Stati uniti. Il docente universitario è stato anche consultato dall’avvocato di uno degli otto condannati, Daniel Rolando Sanchez-Estrada, quello la cui condanna fa più rabbrividire: 30 anni di carcere senza neanche aver partecipato alla manifestazione. L’accusa nei suoi confronti: «Possesso di propaganda anti-governativa».

«L’accusa rivolta agli imputati di Prairieland, di essere “cellule antifa”, è completamente artefatta, e un ovvio tentativo di associare la resistenza al terrorismo. Queste condanne scandalose ne sono il riflesso», dice ancora Bray. «Particolarmente odiosa è quella a 30 anni di Sanchez-Estrada, che ha semplicemente spostato degli opuscoli da un luogo a un altro».