La colpa e il suo senso. O forse solo il senso della colpa, prima ancora del più banale senso di colpa… Insomma, quell’ombra che attraversa la coscienza di sé, della propria inadeguatezza rispetto a ognuna delle tante, troppe questioni etiche che lo sporco mondo in cui siamo stati gettati ci offre. D’accordo, stiamo parlando di un film di Radu Jude, Kontinental ’25, che ovviamente irride la materia stessa dello stare insieme, il senso della solidarietà che si infrange immancabilmente sulla barriera delle responsabilità che il cosiddetto consorzio umano assume e che la sedicente società civile sussume. La storia del suo film, invece, Jude la desume da un fatto di cronaca: un poveraccio si toglie la vita mentre polizia e assistenti sociali aspettano che liberi la casa che ha occupato.
Avrebbe potuto essere un film della Hbo rumena, che però non ha gradito la storia e allora Jude l’ha girata con l’iPhone, in Transilvania, mentre stava facendo il suo Dracula, trasformandola in un’opera ironica sul valore del dolore nel mondo moderno. Che ovviamente è pari a zero, ma non è poi questo il punto.
ORSOLYA, l’assistente sociale protagonista del film, si fa carico del suo dolore: soffre sinceramente per la responsabilità passiva che la tormenta. Sa di aver agito con rispetto nell’imporre lo sfratto al poveraccio, ma il gesto estremo opposto dall’uomo pesa sulla sua coscienza tanto quanto il contrappeso garantito dall’aver agito per dovere. Il punto è che ora la donna non sa più dove stare, cosa fare del suo tempo, quale conseguenza trarre da quel dolore e cosa pensare di quella colpa che si aggira come uno spettro nelle sue giornate. Dovrebbe andare in vacanza con figli e marito, ma preferisce fermarsi in città, spingendosi in una via crucis riparatoria da cui cava ben poco: la consolazione di amiche e colleghe, così come il conforto scontato di un prete, non valgono la notte passata a bere con un suo ex studente che ora fa il delivery. Radu Jude ovviamente non si aspetta troppo dalla fine del suo mondo, ma Orsolya fra quelle macerie si muove con una sincerità che è drammatica proprio perché ci appare ridicola, inane e soprattutto inutile.







