Non serviva il segretario generale della Nato, che mente anche quando inconsapevole dice la verità, per svelare l’ipocrita collaborazione dell’Italia alla guerra di Usa e Israele all’Iran. Che Mark Rutte abbia fatto un’altra gaffe o sia stato strumento della faida che Trump (per lui «paparino») ha scatenato contro Meloni, cambia poco. La realtà l’abbiamo davanti agli occhi da tempo: l’Italia ha partecipato alle (fallimentari) operazioni militari perché è punteggiata di basi della Nato e degli Usa sulle quali ha rinunciato al pieno controllo settant’anni fa, basi che per la loro posizione sono insostituibili per fare le guerre in Medio oriente.
Chi vuole credere alle favole si accontenta della versione del ministro Crosetto, secondo cui sono stati osservati alla lettera gli accordi bilaterali tra Usa e Italia e per questo il governo non ha chiesto nulla al parlamento. Accordi che però sono segreti: ci dobbiamo fidare.
Oppure risolvere un indovinello e il ministro Crosetto ci aiuta con un indizio: sono state autorizzate solo attività «non cinetiche». L’italiano non è un segreto e il vocabolario non è un trattato della Guerra fredda, quindi devono essere rimasti tutti fermi. Se si fossero mossi – armi, aerei o soldati – Meloni, rispettosa, avrebbe chiesto l’autorizzazione al parlamento. Rutte è un dilettante in fatto di inganni.












