Vent'anni di contenzioso e non sentirli. O meglio: vanificarli. Così la gestione del Servizio idrico integrato nell'ambito territoriale ottimale di Catania rischia di tornare alla casella di partenza. Cioè a quella in cui bisogna individuare il gestore. La certezza si avrà dopo le 16,30 del 30 giugno 2026, quando l'Assemblea territoriale idrica sarà chiamata a votare la proposta di scioglimento del contratto con la Sie, Servizi idrici etnei, la società mista pubblico-privato che dal 2005 orbita attorno alla gestione di acqua, fogne e depuratori di 58 Comuni del Catanese. E a cui adesso l'Ati imputa la perdita quasi sicura, in totale, di circa 21 milioni di euro di finanziamenti pubblici.
Quella tra l'Ati idrica etnea e la Sie sembra la storia infinita. Cominciata alla vigilia di Natale del 2005 con la sottoscrizione di una convenzione di gestione del servizio idrico integrato poi revocata e, da allora, al centro di una complicatissima vicenda giudiziaria. Colpi, contraccolpi, giustizia amministrativa, poi civile. Un caos che avrebbe dovuto essere risolto nel 2024, con la firma di una nuova convenzione (un impegno economico da due miliardi e 200 milioni di euro in 29 anni) e di un nuovo cronoprogramma.









