La camicia a fiori. Una voce che costringe quasi ad avvicinarti per sentirla. Paolo Fresu parla come suona: piano, trattenendo il fiato un istante prima di lasciarlo andare. A Cosenza ha tenuto la lectio magistralis «Le radici e le ali. È dalla terra che si spicca il volo» per celebrare il suo Premio Sila alla Carriera. Ha raccontato a una platea gremita della Sardegna come un sasso gettato nel Mediterraneo, del padre pastore che scriveva poesie in sardo su fogliettini di carta, della tromba nascosta nella parte alta di una libreria perché il piccolo Paolo, ovvero lui, non la rompesse. Al termine, ha salutato il pubblico con un’intensa versione di «Bella ciao»... naturalmente in un fantastico assolo di tromba. Adesso staresti qui ad ascoltare le sue storie per ore. Seguendolo ovunque. Come i bambini di Hamelin dietro il pifferaio. Solo che qui la meta è la scoperta dell’impegno artistico e civile d’un uomo che ha fatto della tromba la sua voce nel mondo.La Giuria del Premio ha definito la tua tromba «una voce ormai classica non solo della musica, ma dell’intera cultura contemporanea italiana». Cosa rappresenta questo riconoscimento?
«Molto. È un premio con una storia importante. Arriva in un momento intenso, di battaglie affrontate anche attraverso la musica. Spesso leggo sui social, quando prendo posizione su Gaza o su altro, commenti del tipo: perché non suoni e basta? Come se all’artista fosse preclusa la possibilità di contribuire a una riflessione sul mondo. Questo premio mi dice il contrario. È uno stimolo per continuare con la stessa passione, la stessa energia, la stessa voglia di portare avanti le battaglie e raccontare un po’ di bellezza».Il Time in Jazz è alla 39. edizione. Quest’anno è dedicato a Miles Davis nel centenario della nascita, col titolo «Kind of Blue»…






